Psicologia giuridica

Psicologia giuridica - Fulvio Carbone - FirenzeL’applicazione delle conoscenze e degli strumenti della psicologia in ambito giuridico trova sempre maggiore riscontro laddove in particolare la dimensione soggettiva assume una centralità al di là di quello che possiamo definire come “oggetto reato”.

Si può comprendere come siano importanti i correlati individuali - personalità, carattere, fattori psicopatologici, criticità relazionali, … - per interpretare fatti e comportamenti altrimenti valutabili solo all’interno di un contesto sanzionatorio di stretta rilevanza legale (per esempio tutta l’area della cosiddetta devianza o disagio sociale).

La psicologia giuridica ha introdotto una variabile - quella del vissuto personale di chi si trova coinvolto in procedimenti giudiziari - che ha modificato i modelli valutativi e inevitabilmente arricchito i punti di vista di chi è chiamato a giudicare.

In ambito penale, un perito che consegna al giudice una sua valutazione in risposta, per esempio, a un quesito relativo a un reato di violenza intra familiare, inevitabilmente offrirà dati clinici a supporto di un giudizio più completo e probabilmente meno influenzato da fattori emotivi e pregiudizi.

Così come, in un procedimento civilistico, un consulente tecnico d’ufficio (CTU) impegnato a valutare effetti e dinamiche di una separazione giudiziale tra coniugi, potrà leggere anche nel reticolo delle relazioni in essere responsabilità, collusioni, strumentalizzazioni, …, tipiche di sistemi familiari altamente compromessi e ancora una volta offrire al giudice una prospettiva altrimenti difficile da individuare.

Naturalmente le possibilità di intervento dello psicologo giuridico e forense, pur ricoprendo  una ampia gamma dei procedimenti sia in ambito penale che civile, trovano una maggiore operatività in aree in cui la componente psicologica risulta determinante in funzione delle finalità giudiziarie.

Per una maggiore e più approfondita analisi si può visitare il sito della Associazione Italiana di Psicologia Giuridica www.aipgitalia.org.

 

  • Consulenze tecniche - CTU - CTP

    Consulenze tecniche - Fulvio Carbone - FirenzeOrmai da diversi anni mi occupo di valutare gli assetti familiari in difficoltà a seguito di separazioni e divorzi particolarmente conflittuali e dunque situazioni spesso traumatiche per i minori.

    Laddove non sia possibile limitare i danni attraverso una mediazione finalizzata a contenere e superare i conflitti, lo strumento al momento più efficace in mano ai giudici è la cosiddetta Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) in genere disposta per valutare le condizioni ambientali e relazionali entro cui sono inseriti i figli dei genitori separati.

    Le separazioni giudiziali, niente affatto in diminuzione nonostante i costi e le sofferenze che provocano anche agli adulti coinvolti, sono il sintomo evidente delle difficoltà delle coppie a trovare uno spazio di confronto che possa alleggerire il trauma separativo, ma anche il riflesso di una marcata inadeguatezza dei servizi territoriali che dovrebbero costituire una rete preventiva e protettiva rispetto a condizioni di forte disagio.

    Nel mio ruolo di consulente del giudice (CTU) oppure delle parti in causa (CTP) ho sempre posto attenzione alla tutela dei minori coinvolti, spesso vittime di processi separativi difficili in cui la loro integrità psicologica ed evolutiva è messa a rischio da situazioni relazionali e familiari disfunzionali.

    Le consulenze sono uno strumento primariamente valutativo e dunque sono utili al giudice che dovrà disporre in ordine all’affidamento - ricordo che la legge italiana parte dal presupposto della condivisione delle responsabilità genitoriali - a al dispositivo che regolamenta la vita dei minori nel rapporto con i genitori separati.

    Non è tuttavia infrequente indirizzare le consulenze tecniche sul terreno più operativo alla ricerca di soluzioni mediate tra i genitori, una modalità indubbiamente più dinamica e favorevole rispetto alle finalità di tutela dei minori - personalmente nel ruolo di CTU sono portato ad esplorare l’ipotesi mediativa e dunque cercare soluzioni che possano favorire un riavvicinamento nella coppia genitoriale e perciò il recupero di un clima relazionale più funzionale al ruolo -.

    In queste occasioni risulta fondamentale l’approccio clinico che mi caratterizza, e cioè quello costruttivista e sistemico.

  • Valutazione del danno psichico

    Valutazione del danno psichico - FirenzeValutare la natura e l’entità di un danno psichico risulta essere un intervento di particolare complessità stante la variabilità delle fonti di trauma e la reazione soggettiva all’evento stressante.

    Ogni persona infatti ha un suo modo di funzionare e di stare in rapporto con il mondo e dunque di reagire ad eventi dannosi attraverso modalità del tutto soggettive.

    Questo comporta, evidentemente, che lo specialista chiamato a valutare una situazione di danno alla persona sia capace di affrontare il compito con strumenti diagnostici adeguati e attraverso un approccio che sia il più possibile vicino a una visione dinamica e sopratutto svincolata da schemi di stretta attinenza medico legale.

    L’indagine psicologica è fondamentalmente altra cosa rispetto a una valutazione sul danno biologico-fisico e perciò andrà affrontato alla luce delle conoscenze delle scienze psicologiche.

    Si capisce dunque quanto sia importante, date le sue caratteristiche professionali, la figura dello psicologo forense in un certo tipo di verifiche dove il danno riguardi principalmente l’assetto di personalità e il funzionamento psichico.

    Purtroppo ancora troppo spazio in questa funzione valutativa viene riconosciuto al medico legale e/o allo psichiatra forense, figure abituati ad agire in chiave clinico medico e a non cogliere - per assenza di competenze - la dimensione psicologica del danno alla persona.

    Gli strumenti della psicologia - i colloqui clinici e i test psicodiagnostici - consentono di organizzare l’accertamento e la valutazione del danno su basi scientifiche e potendo godere di una letteratura ormai ricca di riferimenti e dati.

    Con delibera 30/11/2009, il Consiglio Ordine degli Psicologi del Lazio ha predisposto le Linee guida per l’accertamento del danno psichico e da pregiudizio esistenziale, uno strumento di grande utilità e un punto di riferimento oggi importante per la psicologia giuridica e per gli specialisti che si misurano con il tema del danno alla persona.

    Nel mio lavoro in questo contesto ho potuto sperimentare la utilità delle linee guida e sopratutto ne ho apprezzato la duttilità potendo fruirne in contesti valutativi dei più diversi.

  • Perizie in ambito penale

    Perizie in ambito penale - FirenzeLo psicologo forense é sempre più coinvolto in valutazioni che naturalmente toccano prevalentemente fattori legati alla personalità di soggetti a vario titolo coinvolti in fatti di rilevanza penale.

    Una grande area di applicazione riguarda la cosiddetta valutazione della capacità testimoniale dei minori, un ambito estremamente delicato che è sottoposto a severi criteri metodologici e a strumenti diagnostici che sono propri della psicologia, metodi e strumenti che devono essere punto di riferimento per ogni perizia laddove in particolare siano coinvolti soggetti la cui capacità testimoniale può essere condizionata da specifici fattori evolutivi (per maggiori approfondimenti sul tema si rimanda alla Carta di Noto e al Protocollo di Venezia).

    Gli spazi di intervento dello psicologo forense si sono notevolmente allargati negli ultimi anni anche alla luce di fatti di cronaca che hanno evidenziato la necessità di integrare le indagini poggiando sull’apporto scientifico di discipline psicologiche e criminologiche.

    Personalmente, anche grazie a una innovativa collaborazione con un gruppo di avvocati specializzati in attività di indagini difensive, ho messo a punto una metodologia di lavoro che mi ha permesso di offrire, in molti dei casi trattati, chiavi di lettura funzionali agli obiettivi e alle strategie difensive.

    Un altro ambito di intervento che mi ha coinvolto negli ultimi anni è l’ attività di revisione di processi (www.progettoinnocenti.it) e dunque la possibilità di mettere in moto procedimenti di rivisitazione di casi giudiziari controversi se non addirittura clamorosamente sbagliati anche nella sostanza della condanna.

    Il fenomeno delle cosiddette “ingiuste detenzioni” in Italia non è per nulla trascurabile e dunque ritengo estremamente utile evidenziare il problema anche rispetto alle attuali norme che regolano e definiscono gli aspetti del risarcimento del danno.

    Personalmente ho avuto l’opportunità di occuparmi, tra gli altri, del caso Giuseppe Gulotta (22 anni in carcere da innocente) in qualità di perito di parte per l’aspetto risarcitorio e perciò ho potuto vivere da vicino una vicenda che è il segno tangibile di una mala giustizia che va combattuta con strumenti adeguati ed efficaci.

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